{"id":2998,"date":"2010-11-19T19:36:31","date_gmt":"2010-11-19T18:36:31","guid":{"rendered":"http:\/\/ladoalado.brianzaest.it\/?p=2998"},"modified":"2011-10-06T04:34:30","modified_gmt":"2011-10-06T03:34:30","slug":"paura-di-morire","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/ladoalado.brianzaest.it\/?p=2998","title":{"rendered":"Paura di morire"},"content":{"rendered":"<p>Mi chiamo Silvana, ho 31 anni e sono infermiera. L\u2019anno scorso, nel mese settembre, ho avuto l\u2019opportunit\u00e0 di fare un\u2019esperienza in Mozambico, presso l\u2019ospedale di Marrere, nella Provincia di Nampula. E\u2019 sempre stato un sogno, per me, fin da piccola, poter conoscere da vicino questi \u201cPaesi lontani\u201d di cui sentivo raccontare dai missionari e di cui vedevo le immagini in diapositiva.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/ladoalado.brianzaest.it\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/marrere01.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3013\" style=\"margin: 5px;\" title=\"Ospedale di Marrere\" src=\"http:\/\/ladoalado.brianzaest.it\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/marrere01-300x224.jpg\" alt=\"marrere01\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"http:\/\/ladoalado.brianzaest.it\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/marrere01-300x224.jpg 300w, http:\/\/ladoalado.brianzaest.it\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/marrere01.jpg 930w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Qualche anno fa ho frequentato un corso di Medicina Tropicale a Brescia nell\u2019ottica di poterla applicare sul campo. E finalmente il desiderio ha trovato la strada per concretizzarsi! Sono stata in Mozambico insieme ad un chirurgo che quattro mesi all\u2019anno si trasferisce l\u00ec e lavora  in ospedale. Mi sono fermata un mese, un tempo appena sufficiente per rendersi vagamente conto della realt\u00e0 intorno, per conoscere gli infermieri dell\u2019ospedale e  poter comunicare con loro con le poche parole di portoghese imparate..ma \u00e8 stato un tempo sufficiente per rendersi conto che un mese \u00e8 davvero poco!! Sono tornata a casa con la consapevolezza che per potersi accostare ad un Paese dell\u2019Africa o comunque povero bisogna stare per un tempo prolungato in mezzo alla gente, imparare la lingua, prendere i mezzi pubblici, mangiare il cibo locale, andare al mercato.<\/p>\n<p>L\u2019impatto con l\u2019ospedale \u00e8 stato molto forte. Prima di partire avevo cercato di <!--more-->immaginarmi la situazione che avrei incontrato, come potevano essere le persone, le stanze di degenza, gli operatori sanitari. Ma la realt\u00e0 sorprende sempre! Non \u00e8 stato facile accettare che in questa parte del mondo, come purtroppo nella maggior parte del mondo, manca praticamente tutto ci\u00f2 che serve per l\u2019assistenza minima, per poter sopravvivere, per non morire a causa di malattie banali.<\/p>\n<p>Inevitabile \u00e8 stato il confronto con il mondo da cui provenivo, un grande ospedale di Milano dove l\u2019abbondanza e gli sprechi sono routine, e nonostante tutto si ha il coraggio di lamentarsi..un ambiente pulito e curato, pazienti in stanze da due col bagno in camera, tutti i presidi per potersi proteggere e lavorare in sicurezza.<\/p>\n<p>Non mi sembrava possibile che contemporaneamente potessero coesistere queste realt\u00e0 opposte senza che nessuno dicesse niente o se ne accorgesse, senza che il mondo si fermasse per lo sgomento! Tutto questo mi ha messo parecchio in crisi e ha messo in discussione  il mio modo di vivere e di lavorare, le mie scelte, le mie opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma non mi sono fermata qui. Giorno dopo giorno ho scoperto dei doni perfino in questo posto sovraffollato, sporco, dove ci si scontra sempre con la povert\u00e0, con la poca voglia di lavorare degli infermieri, con le apparecchiature che non funzionano.. Ho riscoperto il cuore del mio lavoro. Partendo da una condizione di  mancanza mi sono ritrovata a mettere al centro la persona, la relazione, la comunicazione, la compassione, l\u2019empatia.. Anche l\u2019ostacolo della lingua ha spostato la comunicazione ad un livello pi\u00f9 immediato fatto di gesti e sguardi. Ho scoperto il valore e la bellezza del tocco umano, senza tutte le barriere con cui sono sempre stata abituata a lavorare. Poter toccare una persona sporca e trascurata e non averne ribrezzo \u00e8 per me un gesto grandissimo di comunione, un gesto che rivela all\u2019altro il proprio valore e la propria dignit\u00e0. Mi sono resa conto di come il mio lavoro mi dia la possibilit\u00e0 di incontrare le persone ad un livello molto profondo e mi permetta di condividere molto di pi\u00f9 della malattia.<\/p>\n<p><a href=\"..\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/marrere02.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-3014\" style=\"margin: 5px;\" title=\"Marrere\" src=\"..\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/marrere02-300x224.jpg\" alt=\"marrere02\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"http:\/\/ladoalado.brianzaest.it\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/marrere02-300x224.jpg 300w, http:\/\/ladoalado.brianzaest.it\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/marrere02.jpg 930w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Questa esperienza in Mozambico mi ha fatto vivere un forte senso di fragilit\u00e0 davanti alla morte e alla malattia, all\u2019impossibilit\u00e0 di curare e guarire, al dover fare i conti con i limiti. Qui in Occidente nell\u2019ambito sanitario ci si crede spesso onnipotenti, si crede di poter risolvere qualunque problema e malattia e ci si sente dei falliti se questo non succede. In Mozambico si deve volare molto pi\u00f9 basso, non pretendere di risolvere tutti i problemi. La morte \u00e8 una realt\u00e0 con cui ci si confronta normalmente  e quotidianamente, come una tappa della vita. Ho imparato allora che l\u2019obiettivo di chi lavora l\u00ec \u00e8 fare tutto quello che si pu\u00f2 con le risorse che ci sono perch\u00e9 alle persone sia sempre riconosciuta la propria dignit\u00e0. Nel mio diario scrivevo: \u201dForse quello che si pu\u00f2 fare \u00e8 riconoscere tutta la propria debolezza e fragilit\u00e0, la propria impotenza davanti a problemi enormi, ma esserci, con la propria persona, con il proprio bene, con la stessa tenerezza che il Signore ha per me. Forse il cuore \u00e8 proprio questo. ESSERCI e svelare ad ogni persona il suo valore, la sua dignit\u00e0, la certezza di non essere dimenticata\u201d.<\/p>\n<p>Mi ricordo una ragazza ricoverata per seri problemi cardiaci, poverissima, vestita solo con una capulana, scalza, piena di polvere.. Per poter guarire avrebbe dovuto fare lunghi cicli di antibiotici ed essere operata in capitale. Pura utopia! Sr Elisabetta \u2013il medico con cui ho lavorato in ospedale- le ha procurato un paio di ciabatte ed una maglietta. E\u2019 rifiorita, sembrava un\u2019altra persona, guarita da tutti i mali..donava dei sorrisi stupendi, con il suo sguardo luminoso e riconoscente. Non avrebbe mai potuto fare le terapie n\u00e9 l\u2019intervento, le sono bastate una maglietta ed un paio di ciabatte per sentirsi accolta e considerata. Non so quanto vivr\u00e0, e questo \u00e8 un problema pi\u00f9 grande di noi che comunque andrebbe affrontato, ma il tempo che vivr\u00e0 sar\u00e0 un tempo fecondo finch\u00e8 incontrer\u00e0 persone che sappiano rivelarle il suo valore e la sua unicit\u00e0.<\/p>\n<p>Per vivere davvero la realt\u00e0 dal di dentro mi sono ammalata anch\u2019io, prendendomi la malaria! E\u2019 stata un\u2019esperienza traumatica e violenta, nonostante fossi circondata da medici e vivessi in una casa con tutte le comodit\u00e0. Ho toccato con mano la mia fragilit\u00e0, la precariet\u00e0 della vita, l\u2019enorme paura di morire.. Mi sono sentita piccola e indifesa, senza alcun potere sulla mia vita. Ho pensato a tutte le persone ammalate che vivevano nelle capanne senza nessuno che si prendesse cura di loro e non mi sono sentita in diritto di lamentarmi. Per me \u00e8 stato un momento terribile in cui pensavo alle conseguenze pi\u00f9 tragiche e vedevo la mia totale impotenza. Eppure c\u2019\u00e8 un momento in cui ci si abbandona in modo totale, in cui si deve fare un ulteriore passo nella fiducia. Per me non \u00e8 stato assolutamente facile n\u00e9 immediato.<\/p>\n<p>Ho cercato di mettermi nelle mani del Signore, di farmi portare da Lui, di credere al suo disegno di Bene anche in questo momento, di lasciarmi portare per mano.. E\u2019 stata una prova di totale debolezza, in cui ci si deve abbandonare. E fidarsi. Non \u00e8 facile dire :\u201dQualunque cosa succeda sia fatta la tua volont\u00e0\u201d. Pensavo alle parole di Padre Corrado Ciceri del PIME, morto 12 anni fa di tumore, che nel suo testamento spirituale scriveva :\u201dIl Signore mi ha chiesto di fermarmi per comprendere che \u00e8 Lui che porta avanti ogni cosa, Lui il soggetto e il fine dell\u2019annuncio; credo che il Signore mi chiami ad affidare tutto a Lui perch\u00e9 tutto \u00e8 suo.\u201d<\/p>\n<p>Tutto questo viaggio, malaria compresa, \u00e8 stata un\u2019esperienza ricca e significativa, che mi fa guardare in modo nuovo la mia vita, il mio lavoro e il mondo. E\u2019 facile e, purtroppo, inevitabile, riabituarsi alle comodit\u00e0 del nostro mondo, ad uno stile di vita ricco e spesso egoista. Fare memoria delle persone incontrate, delle fragilit\u00e0 vissute e dei doni racchiusi anche dove sembra tutto sporco e sbagliato \u00e8 il compito di chi vive qui, ma ha uno sguardo e soprattutto un cuore allargato e attento alle esigenze di tutti.<\/p>\n<p>Anche qui, nel mio lavoro, sono chiamata a dare dignit\u00e0 e valore alle persone che incontro, ad avere compassione, a cercare comunione con chi \u00e8 fragile, povero e solo.<\/p>\n<p>Silvana Volpi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi chiamo Silvana, ho 31 anni e sono infermiera. L\u2019anno scorso, nel mese settembre, ho avuto l\u2019opportunit\u00e0 di fare un\u2019esperienza in Mozambico, presso l\u2019ospedale di Marrere, nella Provincia di Nampula. 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